Quando prevenire è meglio che riparare

Riceviamo dal consigliere comunale Andrea Marinucci il seguente messaggio che pubblichiamo volentieri poichè come Associazione Sentina siamo direttamente coinvolti nella gestione della Riserva e siamo da sempre in prima linea nel sostenere la rinaturalizzazione e la manutenzione costante del fosso collettore.acqua-alla-sentina

bypass-cavatò

Ora che l’allarme è passato si può fare un’analisi serena e dettagliata di quanto è accaduto qualche giorno fà. La pioggia violenta ed insistente ha messo a dura prova la città di San Benedetto in particolare la zona Agraria. Ha dimostrato però che gli argini del Tronto ripristinati all’origine, dopo l’alluvione del 1992, hanno retto, purtroppo il fosse dei Galli ha tracimato a Centobuchi nei pressi della SEI (ex Breda Nardi). Per far posto alla pista di atterraggio si sono sacrificati due fossi incanalando il loro flusso d’acqua in quello de’ Galli (video intervista Remo Cappella). La zona Sentina, pesantemente colpita nel 92, è stata salvata quest’anno dalla tenuta del fosso collettore (cosiddetto CAVATO’). Grazie alla manutenzione ordinaria affidata dal Comune e dalla Riserva Sentina ad una ditta locale l’acqua è stata sempre entro i limiti di guardia (filiera corta applicata anche ai lavori pubblici). La ditta IACONI (Bcciò) aveva liberato dai detriti la foce proprio il giorno prima dell’esondazione!!! Non servono sempre ingegneri ed architetti, a volte bastano persone di buona volontà che conoscono il mestiere. Ad un certo punto è stato necessario, per evitare l’allagamento di alcune case in campagna, costruire un canale di collegamento tra i terreni agricoli e il fosso collettore. Eseguito durante la forte pioggia ha evitato danni alle persone che abitavano in quella zona. Questa nota è dedicata a tutti i detrattori della riqualificazione del Fosso Collettore (ottenuti con fondi regionali ed europei) che, suo tempo, hanno affermato che erano soldi pubblici buttati al vento. E’ statisticamente provato che prevenire costa 5 volte meno che riparare. Se in Italia si mettesse mano alla prevenzione del dissesto idrogeologico piuttosto che costruire centrali nucleari e inutili ponti sullo Stretto, avremmo 4/5 di risorse in più magari da investire per la ricerca e per l’università.

 

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